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Presentazione del libro di Margherita Hack e Viviano Domenici: “C’è qualcuno là fuori”?


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Come nasce, e perché, “C’è qualcuno là fuori?”

“Con Margherita Hack ho condiviso vari convegni e innumerevoli conferenze. Lei parlava ovviamente di astronomia, io intervenivo per il settore di mia competenza. Inevitabilmente, spesso la platea ci trascinava nel tema alieno. Margherita esponeva la sua idea, possibilista circa l’esistenza della vita nel cosmo al di là della Terra, ma assolutamente pessimista sul contatto con questi potenziali fratelli dell’universo a causa delle distanze invalicabili che, nel caso, ci separerebbero da loro. La gente replicava: ‘Sì, ma il passato dell’umanità, in termini di reperti, di testimonianze nell’arte e in alcune civiltà, ci ha fornito tante prove dell’avvenuta relazione con gli alieni…”. A quel punto toccava a me. Intervenivo dicendo che mentre la tesi della Hack era condivisibile perché è logico e plausibile pensare che non siamo soli in una realtà sterminata, il nostro passato non ci forniva affatto alcuna prova”.

Un miscredente “trinariciuto”, tanto per parlare chiaro…

“E pensare che a suo tempo ero convinto di poter trovare la traccia inequivocabile del contatto. Mi ero appassionato ai libri di Kolosimo e di von Daeniken, ero curioso e ansioso di arrivare al dunque. Invece, da frequentatore dell’antropologia, trovavo sempre più conferme che quelle benedette prove non ci sono: puntualmente, infatti, mi imbattevo in qualche aspetto che faceva crollare tutto. Proposi allora un libro per spiegarlo, ma mi dissero che certi libri non fanno vendere; fanno vendere, semmai, quelli che forniscono elementi positivi e che fanno sognare. Anni dopo, raccogliendo anche il contributo di Margherita, sono riuscito ad arrivare alla meta”.

Quindi, per dire, le linee di Nazca non sono di fattura extraterrestre e così pure la famosa lastra funeraria di Palenque, dove si vede un personaggio che pare ai comandi di un razzo, è a sua volta da slegare da certe teorie?

“Le linee di Nazca hanno una diretta relazione con i problemi di approvvigionamento dell’acqua nella zona e sono state create dall’uomo: non è vero che sono realizzabili solo se si ha una visione dall’alto del terreno. L’astronauta di Palenque, invece, altro non è che un sovrano, Pacal, che sale in cielo. Quello scambiato per un razzo è l’axis mundi, l’albero dell’esistenza. La difficoltà sovente sta nel rapportarsi con l’iconografia Maya, che ha regole che noi non conosciamo a fondo”.

Nella pittura, inclusa quella italiana del ’400 e del ’500, compaiono però strani oggetti volanti.

“E non solo in quella italiana, a dire il vero. Ma sono tutti simboli decifrabili in una maniera, diciamo così, tranquilla. In un dipinto del ’500 appare anche un ‘coso’ che ci si è affrettati a definire uno Sputnik. Ma com’è possibile che secoli fa ci fosse una capsula uguale o simile a quella usata dai sovietici? La somiglianza è il primo elemento che deve far pensare che siamo di fronte a un abbaglio”.

Ma, scusami Viviano, perché dovrebbe essere così?

“Mi spiego citando quei geroglifici nei quali sono stati identificati un elicottero e un carro armato dei giorni nostri. Allora io aggiungo: dove sono gli aerei supersonici?… E’ un errore fermarsi a un’immagine personalizzata, tanto più che in uno dei casi in questione siamo di fronte alla sovrapposizione di due iscrizioni, una del faraone e una di suo figlio. E poi: com’è possibile che si pensi a un elicottero uguale agli Apache di oggi? E’ un controsenso, se si accetta che il principio che la tecnologia cambia e si evolve”.

Sì, ma perché non immaginare che all’epoca gli alieni si sono manifestati con un livello tecnologico pari al nostro attuale? In fondo così si potrebbe anche spiegare il fatto che, se oggi ci imbattessimo in loro, li troveremmo ben più evoluti di noi.

“Non mi convince. Ogni momento nella storia dell’uomo rappresenta una finestra veramente piccola nella realtà dell’universo e nel suo divenire. Significherebbe che una certa situazione si sarebbe ripetuta, identica, a distanza di secoli e secoli. Mi sembra più facile che un cammello passi per due volte attraverso la cruna di un ago. Insomma, la fantarcheologia non mi persuade e nella mia esperienza non ho mai trovato un oggetto che conducesse oltre la soglia dello scetticismo”.

Tornando all’arte, mi viene in mente la “Madonna con bambino e San Giovannino” conservata nella Sala d’Ercole di Palazzo Vecchio a Firenze. Secondo te, che cosa è quell’oggetto in alto a destra che sembra terrorizzare il pastore e il cane?

“E’ un simbolo della presenza della divinità, un po’ come disegnare la colomba della Trinità. Era un motivo dell’iconografia tradizionale, prima che i pittori usassero l’angelo dell’annunciazione” (ndr: rispetto la risposta e non faccio quello che ne vuol sapere a tutti i costi; ma a me qualche dubbio rimane, vedendo la peculiarità di quell’oggetto volante).

Alla fine, la tua posizione sulla questione aliena qual è?

“Sono uno scettico, con un margine in realtà labile. Da un lato certe cose non le reputo credibili perché quello che ho verificato mi suggerisce questo. Applico dunque la proprietà transitiva: se il mio settore non dà nulla, pur essendo uno di quelli più gettonati e oggetto di attenzioni, che dire del resto? E secondo voi un archeologo che avesse la prova provata dell’esistenza aliena terrebbe per sé una notizia tanto decisiva, la più importante della storia dell’umanità? Lo escludo… D’altra parte, la dimensione dell’universo mi sbalordisce e ritengo che sia davvero improbabile che si sia soli nel cosmo: penso insomma che siamo in qualche modo ‘condannati’ a seguire il concetto dell’equazione di Drake… Ma saremo anche costretti a ricevere un segnale, prima o poi, senza dimenticare che dovranno crearsi anche le condizioni perché il dialogo sia possibile. In realtà, temo un altro aspetto: se è vero che gli extraterrestri sono più avanti di noi e posto che di solito una civiltà superiore si annette quella inferiore – sovente noi uomini lo abbiamo fatto – ecco, il giorno in cui incontrassimo gli alieni saremmo quasi sicuramente rovinati”.

Intervista tratta da Mistero bUFO di Flavio Vanetti a Viviano Domenici- Corriere della Sera – 11 marzo 2014

AUTORI

VIVIANO DOMENICI

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Nato a Livorno nel 1940, Viviano Domenici è stato il creatore e per decenni caporedattore delle pagine “Scienza” del Corriere della Sera.
Si occupa prevalentemente di antropologia, archeologia e paleontologia, grazie a queste competenze, come inviato del Corriere, ha partecipato a decine di spedizioni scientifiche negli angoli più remoti del pianeta, sempre alla ricerca di tribù isolate, civiltà scomparse da millenni e, soprattutto, storie da raccontare. Nel 2015 è entrato a far parte del comitato scientifico dell’Associazione Culturale Radicediunopercento. Leggi la biografia completa

MARGHERITA HACK

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Margherita Hack (Firenze, 1922 – Trieste, 2013) ha passato oltre sessant’anni della sua vita a studiare il cielo. E’ stata docente di Astronomia all’università di Trieste, dove ha anche diretto l’osservatorio astronomico. Ha lavorato presso osservatori americani ed europei e con l’ESA, l’agenzia spaziale europea. Ha pubblicato lavori di ricerca, testi universitari e libri di divulgazione che l’hanno resa popolarissima.


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